22) Adorno. La ratio borghese.
Adorno osserva che, dopo aver spazzato via il mondo medioevale e
la sua cultura, la ratio borghese produce ora, per la sua esigenza
d'ordine, una cultura sistematica che la rende chiusa e
intollerante e che  destinata all'insuccesso.
Th. W. Adorno, Dialettica negativa (pagine 362-365).

 Dal punto di vista della filosofia della storia i sistemi,
specialmente quelli dei Seicento, avevano una funzione
compensatoria. La stessa ratio, che aveva distrutto, in
concordanza con l'interesse della classe borghese, l'ordine
feudale e la corrispondente forma della riflessione, l'ontologia
scolastica, ebbe subito paura del caos di fronte alle macerie, sua
opera. Essa trema di fronte a ci che continua ad esistere
minacciosamente al di sotto del suo ambito di dominio,
rafforzandosi proporzionalmente al suo potere. Tale timore
caratterizz ai suoi inizi quel comportamento - costitutivo nel
complesso per il pensiero borghese - mirante a neutralizzare
frettolosamente ogni passo in direzione dell'emancipazione,
confermando l'ordine. All'ombra dell'incompletezza della propria
emancipazione la coscienza borghese deve temere di venir annullata
da una pi avanzata; sente di non essere tutta la libert e quindi
di riprodurne solo l'immagine deformata; perci dilata
teoricamente la propria autonomia a un sistema, che
contemporaneamente assomiglia ai suoi meccanismi coatti. La ratio
borghese si propose di produrre dal suo interno l'ordine che aveva
negato all'esterno. Ma quello in quanto prodotto non  pi un
ordine, e quindi  insaziabile. Un tale ordine prodotto in modo
insensato-razionale fu appunto il sistema: qualcosa di posto, che
si presenta come un essere in s. Esso doveva spostare la sua
origine nel pensiero formale scisso dal suo contenuto; non
altrimenti poteva esercitare il proprio dominio sul materiale. Il
sistema filosofico fu fin dall'inizio antinomico. In esso
l'approccio si fondeva con la propria impossibilit; agli inizi
dei sistemi moderni essa ha appunto condannato l'uno alla
distruzione ad opera dei successivo. La ratio per affermarsi come
sistema che estingueva virtualmente tutte le determinazioni
qualitative, cui si riferiva, fin in inconciliabile contrasto con
l'oggettivit, cui faceva violenza, pretendendo di afferrarla. Se
ne allontan tanto pi, quanto pi completamente essa l'assoggett
ai suoi assiomi, infine a quello solo dell'identit. Le pedanterie
di tutti i sistemi, fino alle complicazioni architettoniche di
Kant e, malgrado il suo programma, perfino di Hegel, sono segni di
un insuccesso determinato a priori, documentato con incomparabile
sincerit nelle fratture del sistema kantiano; gi in Molire la
pedanteria  un elemento centrale dell'ontologia dello spirito
borghese. Ci che nell'elemento da comprendere si ritira di fronte
all'identit del concetto, costringe quest'ultimo a una esasperata
messa in scena perch assolutamente non ci siano dubbi
sull'inattaccabile completezza, compattezza ed acribia del
prodotto del pensiero. La grande filosofia fu accompagnata da uno
zelo paranoico di non tollerare nient'altro che se stessa, e
perseguirlo con ogni inganno della propria ragione, mentre quello
si ritira sempre pi di fronte alla persecuzione. Il minimo resto
di non-identit basterebbe a smentire l'identit, totale secondo
il suo concetto. La proliferazione dei sistemi dalla ghiandola
pituitaria di Descartes e dagli assiomi e definizioni di Spinoza
in poi, in cui  stato pompato gi tutto il razionalismo, che poi
ne viene ritirato fuori deduttivamente, annuncia con la sua non-
verit quella dei sistemi stessi, ci che hanno di folle.
Th. W. Adorno, Dialettica negativa, Einaudi, Torino, 1980 2,
pagine 19-21.
